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ESPOSIZIONI MOSTRE > Mostre 2006
Mostra n° 14 - dal 20 al 28 maggio 2006
Secondo Chiappella
LABIRINTI TECNOLOGICI
“Labirinti tecnologici” è il titolo della personale di Secondo Chiappella a Pozzo Garitta 11. Tele, neon e sculture ceramiche dell’artista albisolese, frutto di un’arte piena di luce perennemente in bilico tra inquietudine e speranza, in esposizione dal 20 al 28 maggio nella prestigiosa sede del Comitato di Rigore Artistico di Albisola Savona.
Pozzo Garitta 11 prosegue nel suo cammino di rinnovamento e rivitalizzazione della celebre piazzetta e delle atmosfere culturali albisolesi. Sabato 20 maggio, con inaugurazione alle ore 18, la sede del Comitato di Rigore Artistico ospita la personale di Secondo Chiappella, nato a Morozzo (Cn) nel 1945 e divenuto una delle figure più note dell’ambiente artistico albisolese, del quale fa parte ormai da decenni.
In galleria saranno esposte tele di grande formato, neon e sculture ceramiche, comprendendo quindi gran parte della ricerca sia espressiva che materica condotta in questi anni dall’artista, componente di quel Comitato di Rigore Artistico che, a tutti gli effetti, sta radunando nel suo cenacolo alcune tra le personalità artistiche e della cultura più innovative del panorama albisolese.
La mostra resterà aperta fino al 28 maggio, con orario 17,00 -19,30.
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I labirinti tecnologici di Secondo Chiappella: un’arte piena di luce perennemente in bilico tra inquietudine e speranza
Di Roberto Giannotti
Secondo Chiappella ha intrapreso da molti anni un interessante dialogo filosofico e artistico con la tecnologia.
Le sue opere sono la denuncia, attraverso la poetica della pittura e della scultura, di una inquietudine che si riversa su di una umanità messa in pericolo dalle sue stesse conquiste. E’ un’arte resa intrigante dalla frequente commistione di materiali “tecnologici” quali cd, elementi metallici, leds, tubi al neon, che entrano nella tela in contatto con una tecnica pittorica sapiente di grande freschezza cromatica ma anche di struggente poesia, nelle mille declinazioni dell’uomo, del bambino, di un pensiero, di una nota musicale, di un amore, rese attraverso piccole onde, piccole fiamme tremule a volte piene a volte profilate che si diffondono nella superficie pittorica. Questo legame diventa necessariamente più stringente nei “labirinti” di neon, dove i tubi incandescenti contribuiscono con il loro spettro cromatico ad accrescere un godimento sensoriale del messaggio dell’artista.
Al 2001 risalgono le ampie tele ben identificabili in questo assioma da titoli quali ”Primigenia”, “Bio Hazard”, “Molecole”, “Gameti”, dove la creazione e la germinazione dell’uomo e del suo spirito, si scontrano e si contaminano con la parte oscura del genio umano, capace di portare al limite estremo la manipolazione genetica e la biotecnologia.
Di questo periodo sono presenti nella mostra di Pozzo Garitta due opere importanti: “Bio inquinamento” e “11 settembre”, realizzato immediatamente nello shock della epocale tragedia delle Torri Gemelle. Il progetto prosegue nelle tre tele successive in esposizione, “Area non accatastata” (2003), dove i frammenti di puzzle di una mappa geografica sparsi nella superficie pittorica rendono visibile la disgregazione di pensieri e culture e le due opere “LT Labirinto Tecnologico” e “LT Labirinto Tecnologico nr.1” (2006). Qui le matrici ottiche, rese ripetute ed ossessive, diventano un labirinto circolare delle nostre vite, scosse elettriche nei blu e nei rossi accesi che ti vengono addosso, avvolgendoti in uno spazio virtualmente infinito ma in realtà opprimente come nella scatola di un videogioco, specchio drammatico di esistenze che si inseguono nello scompaginamento di pensieri e valori.
C’è però, e molto forte, una speranza di futuro. In questo Secondo Chiappella è più sottile e nascosto, e proprio per questo si apprezza ancora di più.
Per quanto forti e drammatici siano gli indirizzi di denuncia, l’artista non riesce a trattenere una cromia forte, energica, positiva, che nasce dal suo io più profondo, nelle sferzate di rosso ma ancor di più nelle larghe campiture pluritonali di blu e di azzurri luminosi, sempre all’interno di un equilibrio compositivo costante . Sono squarci di cielo azzurro dove non è disdicevole ritrovare un indizio nelle chiare e seducenti atmosfere albisolesi, per un genius loci che vive l’arte globale da un osservatorio privilegiato: una finestra sul mare che dà su un cortile fatto di una striscia di orizzonte blu all’infinito, un non-luogo dove la speranza sorge ogni giorno, per tutti.
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