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ESPOSIZIONI MOSTRE > Mostre 2006
Riccardo Griffo e Tullio Mazzotti - Mostra n° 22
Sabato 4 novembre 2006, ore 17,30
Pozzo Garitta 11, Albisola Mare
Riccardo Griffo e Tullio Mazzotti hanno lavorato assieme, hanno lavorato su legni che lo stesso Griffo aveva già dipinto precedentemente.
Ovvero Griffo e Mazzotti hanno dipinto sopra dei quadri di Riccardo, quadri già finiti.
Il senso di questa operazione artistica è complesso e articolato. Nasce durante una delle serate del Comitato di Rigore Artistico nelle quali, con gli altri soci, ci si confronta e si parla d’arte.
La motivazione, però, più profonda sta nel mettersi alla prova, nel dipingere assieme, senza sapere dove si arriverà esattamente, come in un viaggio senza meta.
I due autori si sono incontrati, notte tempo, come si direbbe per i banditi, hanno aperto i barattoli di colore, preparato i pennelli e gli attrezzi da lavoro e poi senza parlarsi si sono messi a dipingere. Ognuno su un quadro differente, poi se li sono scambiati intervenendo l’uno sull’altro, trovando spazi propri all’interno dello stesso dipinto. Ne sono venuti fuori dei lavori particolari, dove l’importanza che siano o meno “belli” non esiste al confronto della forza di una dialettica spontanea, senza mezzi termini, senza disagi e pudori.
E poi, come ormai si addice all’arte contemporanea, il titolo della mostra è parte integrante dell’opera: Vado a Albisola. Vado Ligure è il paese di Griffo e Albisola è il paese di Mazzotti. Ma vado è anche voce del verbo andare. Vado a Albisola significa determinare il ruolo che Albisola ha avuto nell’arte del Novecento. Come il dipingere è stato gioco, prima ancora che laboratorio, anche il titolo è stato gioco di parole ancor prima che significato. Ed è anche per sottolineare, appunto il ruolo di Albisola, che i due autori, nel dipingere, hanno voluto prendere spunto da maestri dell’arte del Novecento.
Il risultato finale è forse poco visibile, ma nel momento d’ispirazione, volutamente e coscientemente sia Griffo che Mazzotti hanno pensato a Jorn, a Gallizio, a Fontana, a Baj, non come discepoli ma come monelli che scimmiottano, giocando, i grandi. La conseguenza di questo gioco/lavoro è innanzi tutto un’operazione artistica ovvero qualcosa di più ampio di aver dipinto a quattro mani, è un “prodotto” assolutamente personale e casuale.
Le due componenti primarie di questa operazione : il gioco e la razionalità, diventano alla fine ben visibili nei quadri finiti dove si vede chiaramente la ricerca di linguaggio e la casualità del gioco libero.
Dunque niente viene lasciato al caso se non il gesto artistico durante l’esecuzione dell’opera.
Così anche l’allestimento viene curato con la presenza di una vecchia Vespa del 1960 e il termine Vado/Andare riappare, il movimento è sovrano.
E la passatoia che da Via Repetto porta sino a dentro a Pozzo Garitta introducendo alla mostra, muove lo spettatore facendolo camminare sull’arte, lo introduce in un crescendo di colori, sino a arrivare al bianco e nero, assoluti, sino alla sede del Comitato di Rigore Artistico dove sono esposte le opere di Griffotti GRIFFo mazzOTTI.
Billy Pennino
3 novembre 2006
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